Regia, sceneggiatura, fotografia, postproduzione
Filmmaking
Quando racconto quello che mi succede spesso mi capita di perdere il mio personale dono della sintesi. Il mio prof di storia delle superiori ce lo aveva detto alla prima lezione: “Raccontare la storia è un terno al lotto – che poi, ora che ci penso, al lotto è più difficile fare quaterna o cinquina…boh, valli a capire i detti –, parli di Napoleone e delle sue guerre ma potresti raccontare anche degli stivali che indossava in battaglia, e da dove arrivavano quegli stivali, e perché se li era fatti fare, e da chi, quando, e poi potresti approfondire la storia del tizio che glieli fabbricava, e da dove veniva, cosa mangiava, e se gli piaceva il cognac – si capiscono un sacco di cose se a una persona piace il cognac –. E così via all’infinito.”. Quando ci si ferma? Bisogna scegliere cosa raccontare, tagliare, bisogna riassumere, sintetizzare…cosa che…potrei fare, ma poi finisco per essere attratto più dalle storie, e la settima arte è una forma di storytelling! Coincidenze? Non credo proprio.
Intervista
Denver
Ah…se c’è una cosa che mi sta stretto è il business della formazione – se avete navigato un po’ su sto sito dovreste averlo capito –. Non lo sopporto. Mi annoia tremendamente. E sì che ne ho fatti di corsi nella mia vita. Fino a che ad un certo punto mi sono detto “basta, ora me la vedo io”. Questo progetto, guarda un po’, nasce proprio all’interno di un corso, di filmmaking. Come ci sono finito? Da una parte obbligato, dall’altra per scelta (nel senso che anche se non ci fosse stato l’obbligo lo avrei frequentato lo stesso). Era da un po’ di tempo che smanettavo con i video – se penso al primo video che ho montato mi viene da ridere, mi sa che l’avevo esportato in “.avi”…ah…bei tempi…la gioventù…che spensieratezza – e mi era capitata l’occasione di seguire questo corso per poter far parte del progetto della radio-webtv di Cinisello Balsamo (questa qui). Tutti coloro che volessero partecipare dovevano obbligatoriamente seguire questi 4 corsi: public speaking, scrittura creativa, fotografia e filmmaking. Io già parlavo in pubblico da un po’ di anni, scrivevo da altrettanto tempo, ero abbastanza incasinato con mille altri impegni, e quindi mi ero detto “Ale, facciamo una selezione, facciamo solo fotografia e filmmaking che così riusciamo a fare un po’ di esperienza in più in questi due ambiti, e gli altri due pace all’anima loro. Qualcosa dobbiamo sacrificare per non uscire esauriti da sta vita…”. Chiamo per iscrivermi e ovviamente…i corsi sono tutti obbligatori…zio porco. Quindi mi imbarco in sto viaggio infernale, per poi?!!!! Scoprire che ci sono persone che hanno partecipato al progetto senza aver fatto tutti i corsi!!!! Mi hanno fottuto…bastardi…ci sono cascato come un pollo…da qui imparerò a conoscere meglio la res publica…ah…che dio la benedica! La Res Publica…
Allora, a conti fatti di sti 4 corsi di sicuro public speaking è stato il più inutile. Diciamo che è stato utile il 6% dell’intero corso, su non so, 16 ore, 1 ora è stata utile, il resto da cestinare. Fortuna che potevamo fare tipo il 20% di assenza, quindi una mattina per grazia di dio me l’ero scampata (#ribelle, mi sono sentito quasi come se fossi tornato alle superiori…quasi). Scrittura creativa direi divertente e interessante (salvo la prima lezione), ci ho tirato fuori pure qualche scritto carino, magari lo pubblico ora che ci penso. E avevo reclutato pure AJ, con cui poi è partito il mio primo programma “Il lazzo che ce ne frega”. Quindi dai, bilancio positivo. Fotografia e filmmaking invece molto utili. Finalmente potevo confrontarmi con persone che maneggiavano la materia. Fino a quel momento mi interfacciavo solo con gli youtuber che trattavano di videomaking, ero solo, solo come un cane, solo come un cane bastonato, solo come un cane bastonato in cerca di un padrone (da leggere con drama (inteso drama il termine inglese)).
Fotografia l’ho fatta al museo di fotografia di Cinisello mentre Filmmaking alla scuola civica Luchino Visconti di Milano. Caso vuole che in quest’ultima ci ero già stato, dopo il mio licenziamento nel 2015. Mi ero messo a sperimentare un po’ di lavori per capire che fare della mia vita e ad un certo punto, qualche anno dopo, probabilmente dopo aver esportato quel video in “.avi”, ero finito alla presentazione dei corsi. Volevo fare regia. Il professore, a cui ho fatto qualche domanda dopo la presentazione, mi ha guardato, mi ha chiesto cosa avevo fatto fino a quel momento, gli ho fatto un superbreve riassunto, e mi ha detto: “ma che cazzo vieni a fare qui? Ti ritroveresti vicini di banco ragazzini di 18 anni…non ti conviene. Al massimo potresti fare i corsi serali per crearti un po’ di network”. E come dargli torto. Il problema più grosso era proprio trovare qualcuno con cui condividere le mie passioni, con cui fare qualcosa insieme, che poi è uno dei motivi, se non il motivo principale, per cui avevo deciso di aderire alla webradiotv di Ciny.
Ma torniamo al punto, partiamo col dire che questo progetto si è avvalso della più avanzata tecnologia in campo audiovisivo. Nemmeno l’Universal possiede una strumentazione come quella che ho maneggiato io in questa occasione. La bellezza di non 1, non 2, ma ben 3 camere reflex Canon 5D. Signori!!! Champagne per tutti!!! E udite udite…nessun microfono esterno! C’è quello della fotocamera, fatevelo andare bene. No scherzo, ho provato a rimediare, ho registrato l’audio con il mio iPhone, quello che tiene in mano Denver nell’intervista. Lo so sembra tutto spontaneo e naturale ma in realtà è un astuto artifizio inventato dal sottoscritto per registrare la sua voce (piantarglielo sotto il muso pareva brutto). Non avevamo il microfono ma almeno i treppiedi fissi e stabili delle vere produzioni cinematografiche sì, daje.
Team: me, il buon Fabio (alias Denver) che si è fatto intervistare, Martina e Manuela.
Director: Memedesimo
DOP: Memedesimo
Assistant director: Martina
Editor: Memedesimo
Colorist: Memedesimo
Sound mixer: Memedesimo
Sound designer: Memedesimo
Camera operator 1: Memedesimo
Camera operator 2: Manuela
Software: DaVinci Resolve, Adobe Audition
Team: me, il buon Fabio (alias Denver) che si è fatto intervistare, Martina e Manuela.
Director: Memedesimo
DOP: Memedesimo
Assistant director: Martina
Editor: Memedesimo
Colorist: Memedesimo
Sound mixer: Memedesimo
Sound designer: Memedesimo
Camera operator 1: Memedesimo
Camera operator 2: Manuela
Software: DaVinci Resolve, Adobe Audition
Cos’altro? Ah sì, allora, tempo a disposizione per chiudere il progetto: tipo poco più di una giornata.
Oh, e comunque parliamoci chiaro, io fino al giorno prima giravo i video col mio cellulare e nell’ultimo periodo pure con il gimbal della dji (chiccherie, me l’avevano regalato ovviamente, non ho mica soldi per permettermi una roba del genere), quindi…è tutto grasso che colaaaaaa!
Camera fissa
Come utilizzare l'ottica e il sound effect
In quell’occasione, quella del corso di filmmaking alla Luchino Visconti, prima di fare l’intervista i paletti erano più stretti ancora. Per prendere confidenza con i fantasmagorici strumenti a disposizione ci avevano spedito in giro per la scuola a fare riprese a camera fissa, per lavorare sulla composizione, sull’inquadratura, insomma, mon dieu, sulla fotografia! Solo che poi sono tornato a casa e mi sono detto, quando cacchio mai avrò più l’occasione di fare delle riprese con una Canon 5D? Passerà un sacco di tempo, devo assolutamente sfruttare ogni frame prodotto. E così ho pensato di montare le riprese con un bel groove sotto. Ho trovato la soundtrack giusta, ma gratuita solo per tipo 30 secondi, il resto dovevi pagarla, “col cavolo che vi do i soldi!”, così ho messo in loop un paio di pezzettini che mi piacevano, et voilà. Però mancava qualcosa, e allora mi è venuto in mente di lavorare sui suoni, perché alla fine un video senza suoni è un po’ come un cielo senza stelle. E mi sono messo a fare il sound designer (figa che paroloneeee). Il tutto in DaVinci Resolve.
Nota tecnica
Ho provato a fare tutto in DaVinci, sia l’editing che la color ecc…devo dire che al momento per l’editing è meglio Premiere, per la color DaVinci. Quindi la cosa migliore per ora è fare tutto su Premiere pro, esportare, e fare la color su DaVinci. Se leggerete tra qualche anno magari DaVinci si sarà così evoluto che questo mio statement non avrà più senso.
Editing
Storytelling a tempo
Se avete letto quanto scritto in precedenza ecco qui di seguito alcuni esempi di quei video fatti con il mio iPhone e con il mio gimbal dji regalatomi per il mio trentesimo compleanno dai miei amici che mi vogliono tanto bene e che vedevano chiaramente in me il Christopher Nolan del nuovo millennio (scritto tutto senza punteggiatura). Tra questi miei amici che mi vogliono tanto bene c’è pure il mio amico Matthew, che nel 2020 si sposava, e a cui ho fatto un regalone per il matrimonio! Un lungometraggio di più di 1 ora che racconta le disavventure del suo addio al celibato (organizzato dal sottoscritto ovviamente), del viaggio per scegliere il suo vestito, siamo andati in un posto dove c’era una giacca blu fatta a mano in stile napoli che mi stava benissimooooo, ancora me la sogno la notte, ma costava troppo e ovviamente l’ho lasciata appesa al manichino del negozio, e infine del weekend del suo matrimonio. L’intero capolavoro non l’ho pubblicato, a parte che è privato, ma comunque dubito fortemente che ve lo sareste pippato tutto. Però non temete! Ho prodotto solo per voi 3 trailerini carini carini per darvi un assaggio!
Celibato...Adieu!
1 minuto per raccontare il nostro saluto ad un celibato che non c’è più.
The suit
Combattiamo la discriminazione di genere, non è importante solo il vestito della donna, anche l’uomo ha bisogno del suo tempo per scegliere il vestito del suo matrimonio…mezza giornata (ma questo non significa nulla!)
Wedding weekend
Sintetizzare un weeekend da sciogno? Lo abbiamo fatto nel modo giusto.
Celibato...Adieu!
1 minuto per raccontare il nostro addio al celibato di un uomo che non c’è più (non c’è più il suo celibato, l’uomo è ancora vivo eh).
The suit
Combattiamo la discriminazione di genere, non è importante solo il vestito della donna, anche l’uomo ha bisogno del suo tempo per scegliere il vestito del suo matrimonio…mezza giornata (ma questo non vuol dire niente!)
Wedding weekend
Sintetizzare un weeekend da sciogno? Lo abbiamo fatto nel modo giusto.
Poi siccome è consuetudine tra i produttori di video mostrare alcuni frame dei loro progetti ho voluto fare il figo anche io, quindi beccatevi pure quelli!





































Allora…già che ci siamo, visto che parliamo di editing, vi metto pure dei reel molto carini che ho fatto qualche anno fa nella mia consueta trasferta ligure di fine agosto. Li metto solo perchè così potete ammirare la maestria con cui edito a tempo di musica. In uno dei 3 mi era venuto in mente di fare tutto il video con quella che nel settore viene chiamata la whip pan transition…sbam. Vabeh alla fine non credo di averci fatto tutto il video ma poco importa.
Fotografia
"Persone"
Trovo che la fotografia sia come i treni, quando partono, ha quel nonsoché di malinconico, di poetico. E se ci penso, in molti casi, è un po’ come la scultura, la foto è già nello spazio visivo, a volte basta solo stringere il campo eliminando il superfluo, così come Michelangelo diceva della scultura: ‘Togliere il superchio’ che circonda l’opera, idealmente già racchiusa nel marmo.
Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.
Michelangelo Buonarroti
Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.
Michelangelo Buonarroti
Che poi l’aveva già detta Plotino. Che a sua volta l’aveva presa da Facino, che a sua volta chissà da chi cazzo l’aveva sentita…è proprio vero che nessuno si inventa niente.
Durante quel famoso corso di fotografia di cui vi accennavo sopra ad un certo punto ci avevano mandato in missione, andare in giro per il centro a scattare delle foto che aderissero ad un concept, credo si chiami progetto fotografico, sì la missione era creare un progetto fotografico. Pensare a qualcosa che potesse interessarmi, che potevo trovare lì in quel momento e che potesse fare da collante a tutti gli scatti, mi aveva messo un po’ in crisi. Nella disperazione alla fine avevo deciso di partire da quello che in quel momento mi attirava delle storie: le persone, l’animo umano, insondabile, indicibile, parlare di quello che muove l’inconscio, e bla bla bla… Andare in giro a chiedere l’autorizzazione a tutte le persone che volevo fotografare sarebbe stato un mix letale di imbarazzo e fatica. Così ho pensato “ma se li fotografo da dietro nessuno si accorgerà di nulla!”, e allora ecco qua gli scatti di una Cinisello anni ’20, se mai tra qualche millennio qualcuno si chiedesse cosa facessero le persone ai nostri tempi (ammesso che l’umanità esista ancora).






A onor del vero la postproduzione non è uniforme per tutte le foto, ma siccome è un progetto di un corso dove stavo sperimentando per la prima volta fotografie scattate con una camera che non fosse quella del mio cellulare, ho preferito assecondare il mood che la foto mi trasmetteva. E in ogni caso, a ben vedere, sono accoppiate a 2 a 2, può comunque essere presentato con una logica. Se non concordate…può anche essere che avete ragione…ma sticazzi.
Ah dimenticavo, andando in giro a fare foto mi sono uscite anche queste due, che per coerenza logica non includerò nel progetto sopra perché i soggetti non sono ritratti di spalle. La seconda è un esperimento di postproduzione in cui ho cercato di giocare con le curve di tono (si chiameranno così in italiano? In inglese sono le “tone curve”, mi sembra strano che ci si affidi a una traduzione così letterale ma mi fido) per ottenere qualcosa che ricordasse un quadro acrilico. Ha anche un ché di psichedelico che mi soddisfa particolarmente. Per i più curiosi la foto è scattata attraverso l’apertura di un cestino pubblico.
Dipingere con la luce
Ricicli
Tra i vari frame del lungometraggio del matrimonio del mio amico Matthew mi sono accorto che il momento della serenata aveva delle palesi limitazioni tecniche dovute alla strumentazione utilizzata. Insomma i frame facevano abbastanza schifo a vederli così di primo acchito (che ho scoperto solo ora che si scrive con una “t”!!! OMG!). Ma visto che a me piace vedere il lato bello in ogni cosa che mi succede (quando sono centrato con l’universo, perché altrimenti col cacchio che ci riesco) mi sono detto “va che però hanno un loro nonsoché queste immagini, sembrano in un certo senso quadri dipinti con la luce”. E così mi sono messo a postprodurli guardandoli un po’ con gli occhi di Monet. In fondo l’impressionismo è stato il mio primo amore (vedi qui), coincidenze? Non credo proprio! E quindi ecco qui il risultato! Dei bei quadri che sembrano arrivati direttamente dalla Parigi del 1870! Che sogno. I vestiti sono un tantino mutati rispetto all’epoca ma poco importa.










PS: Per la cronaca ho scoperto che esiste già un genere di fotografia che sembra proprio avere questo stile! Si chiama ICM, Intentional Camera Movement…non mi sono inventato nulla manco questa volta maledizione…
Ah, e mentre ero lì che riguardavo la pellicola mi sono fatto prendere la mano e già che c’ero ho tirato fuori qualche altro scatto. Gli ho dato un animo un po’ noir/retrò.









