La questione dei flussi di voti è interessante per capire quanto rapidamente le persone sfanculino i propri eletti, a parte uno zoccolo duro di aficionados, di cui mio nonno era esponente di spicco, votava sinistra qualunque cosa accadesse, memore forse dell’esperienza nei campi di concentramento e della relativa era fascista.
Però oh, una cosa la possiamo sicuramente dire: l’agenda Draghi è stata un successo pazzesco. La strategia di puntare sul Super Mario nazionale (d’ora in poi SM, che sta anche per Sua Maestà, scegliete voi), eroe indiscusso dei nostri tempi, soggetto made in Italy che tutto il mondo ci invidia, tant’è che è stato premiato “statista dell’anno” il 19 settembre 2022 dal segretario di stato americano Henry Kissinger a NY dall’Appeal of Conscience Foundation presieduta dal rabbino Arthur Scheie – se pensate che sia una supercazzola che mi sono inventato per fare satira politica dovrete ricredervi, è tutto vero – ha pagato così tanto che tutti quelli che ci hanno fatto affidamento sono finiti per prenderla in quel posto (vedi PD, Calenda, Di Maio ecc), incazzandosi pure con gli elettori che non li hanno votati – vedi conferenza stampa di Calenda – o con Conte – vedi conferenza stampa di Letta –, che rendendosi conto di quanto fosse deleterio e controproducente questo fantomatico libricino ha abbandonato la nave all’ennesima porcata rifilatagli dal governo e dai suoi pseudo alleati.
Per FDI invece, unico partito all’opposizione, non aver adottato l’agenda del the best è stata una decisione talmente sciagurata che si è ritrovata addirittura primo partito al 26%, e per giunta con i due alleati Berlusconi e Salvini che messi insieme manco riescono a pareggiare i suoi voti. Scema lei, che non ha voluto beneficiare di tutti i vantaggi che porta lo stare al governo con SM. La minchiata è stata talmente grossa che la Meloni si è presa metà degli elettori della Lega e buona parte di quelli di Forza Italia.
L’altro stolto è Conte, che ha messo alle strette il governo di SM, stufo di assecondarlo quasi incondizionatamente su incoraggiamento del nuovo statista Beppe Grillo, che nel frattempo era stato folgorato sulla via di Damasco e si era convertito al culto draghista. La decisione di Giuseppino è stata talmente scellerata che da quanto ha piantato in asso la nave degli Avengers nostrani (“i migliori” ndr) il M5S non ha fatto altro che salire nei sondaggi. Come al solito i giornaloni e le tv ci hanno visto lungo, davano l’onda gialla ormai per dispersa sotto il 10% e ancora una volta…non ci hanno capito un cazzo. Che poi vista la reiteratezza delle loro previsioni comincio a pensare che non siano solo in malafede ma ci sia di base anche un certo deficit cognitivo.
Conte ha fatto una buona campagna elettorale, ma diciamocelo, la spinta maggiore l’ha ricevuta da occhi di tigre Letta, nuovo genio della politica moderna che ha sbagliato tutto quello che era possibile sbagliare, e senza nemmeno rendersene conto, visto che ha passato metà della conferenza stampa a dare la colpa a Conte. Tornerà a insegnare in Francia, d’altra parte si sa, chi non sa fare…insegna. La verità è che lui manco ci voleva venire nel PD, l’hanno implorato e si è sacrificato per la patria. Questa cosa del sacrificarsi mi sembra di averla già sentita, ah sì, da Silvio quando è sceso in campo nel ‘94, con Grillo nel 2009, Napolitano nel 2013, Mattarella a gennaio del 2022, dev’essere una caratteristica comune dei politici. Perchè cazzo non dicono che scendono in campo per soddisfare sé stessi e il proprio ego io non lo so. Non ci sarebbe nulla di male, è la natura dell’uomo, nessuna persona sana di mente vorrebbe vivere volontariamente anni di merda per compiacere e soddisfare i bisogni di qualcun altro, e se lo fa forse è il caso che vada in terapia da uno bravo, o anche no, in teoria queste sono le basi, qualunque psicologo della mutua dovrebbe riuscire a farlo presente.
Parliamo invece di Lega, il cazzaro amante del mojito ha portato sotto il 10% il partito fondato da Bossi, che per qualche strano allineamento di pianeti non è riuscito a entrare in parlamento per la prima volta dopo ben 35 anni, praticamente è entrato a palazzo che io manco ero nato ed è rimasto lì a trastullarsi per un tempo pari all’intero arco della mia esistenza. Alle ultime elezioni europee la Lega era al 34%. Beh, chapeau. Vorrei dare una spiegazione tirando in ballo nuovamente l’agenda di SM, nonché le innumerevoli uscite, anche grottesche e penose, con cui il capitano ci ha deliziato nell’ultimo anno e mezzo, ma sorvolerò.
Forza Italia riesce a prendere l’8%, a conferma che la stirpe degli aficionados non si è estinta e c’è ancora uno zoccolo duro che voterà Silvio fino a che morte non li separi. L’avevo immaginato, ma vederlo nero su bianco fa sempre un certo effetto, da un lato è vomitevole, dall’altro provo un po’ di pena, non per Silvio – che per me è un riferimento in quanto a intrattenimento – ma per questi soggetti che non riescono a non votarlo.
E sì che i due geni del male, Matteo e Silvio, pensavano di aver fatto la mossa dell’anno, pari per efficacia solo alla mossa Kansas City, votando la sfiducia al governo Draghi per andare alle elezioni e portare a casa il vantaggio elettorale del centro destra…
Arriviamo a Calenda, che per riuscire a entrare in parlamento si è alleato con colui che aveva insultato fino al giorno prima, evitando così la raccolta firme. In quanto a coerenza Calenda è battuto forse solo da Di Maio, che però ha un talento innato, quindi ci sta. Renzi a sua volta si è alleato con Calenda perché senza non avrebbe mai superato la soglia di sbarramento. Poi, data la sua pessima reputazione, ha astutamente lasciato tutto in mano al suo compare, e ha fatto bene, visto che quelle sue poche uscite non hanno fatto altro che peggiorare l’immagine della strana coppia.
Free advice: andare in giro a fare campagna elettorale con jet privati mentre è in atto la peggiore crisi ambientale degli ultimi 3 millenni nonché una sferzante polemica proprio sul tema dei velivoli privati usati dai super ricchi per andare a fare l’aperitivo non è una mossa vincente Matteo.
A partire dalla crisi di governo Calenda ha cominciato ad apparire magicamente in tutti i programmi tv, ad essere intervistato ogni settimana, se non ogni giorno, da un giornale diverso, senza apparente giustificazione visto che gli si attribuiva un misero 4% nei sondaggi. Poi nel corso delle settimane è stato pompato a cifre esorbitanti, sempre impronunciabili, e sempre senza apparenti motivi. Lui stesso aveva puntato l’asticella al 12, 13, 14%, “sotto sarebbe una sconfitta”, indovinate? Ha preso la metà. Azione era data in partenza al 4%, Italia Viva al 2.5%, insieme arrivavano al 6.5%, si sono aggiunti i voti della borghesia, soprattutto quella milanese del centro città, quella che vive tipo sotto la madonnina per intenderci, e sono arrivati così al 7.7%, che è comunque meno di Monti al suo esordio dopo la strabiliante esperienza governativa con l’altro governo dei migliori, quello che con la Fornero ha generato gli esodati, roba che solo degli scienziati dottorati come loro potevano produrre; Dio ce ne liberi, e infatti per fortuna Scelta Civica si è dileguata nel 2019, sebbene Super Mario (Monti) ce lo terremo in senato fino alla fine dei suoi giorni. Ma a detta di Calenda sono gli italiani che non capiscono un accidenti. Domanda: non è che semplicemente gli italiani non ne potevano più del governo Draghi? Contrariamente alla narrazione comune a tutti i giornali e tv, che per mesi ci hanno sfracassato le biglie con sta storia che gli italiani non potevano vivere senza, che ci saremmo sentiti persi e che se fosse caduto sarebbero scesi tutti in piazza coi forconi. Lasciamo la domanda senza risposta, dai Carletto secondo me ce la puoi fare ad arrivarci da solo.
A proposito di Di Maio, che dire, vaporizzato, e con lui tutta quella classe di nuovi statisti che era entrata in parlamento per una scorpacciata di tonno ed è finita fuori dal supermercato. Si è attaccato al deretano di Draghi pensando di prendere il volo, e in effetti il volo l’ha preso eccome, per tornarsene a Napoli però. Gli italiani saranno anche poco acculturati, poco interessati alla politica, poco informati, ma fortunatamente non sono così ingenui da farsi prendere per il culo senza rendersene conto, e il conto questa volta gliel’hanno presentato tutto. #c’èsperanza.
Unione Popolare si è fermata a 1.4%, avevo stimato un 3% di incoraggiamento, ma niente, nemmeno l’arrivo di Mélenchon su suolo italico è riuscito a smuovere le acque. Avesse avuto la copertura mediatica di Calenda probabilmente ora De Magistris sarebbe da Mattarella a chiedere l’incarico, ma ahimè gli interessi degli editori sono palesemente rappresentati da altri, tipo Azione, e quindi per emergere ci vorrà tempo.
Intendiamoci il problema di Draghi non è lui in quanto persona – a parte la sua, anche giusta, aspirazione a presidente di qualcosa, Repubblica, Nato, ONU, scegliete voi, tanto a lui andrà bene –, è probabilmente anche un professionista competente, almeno così sembra, io non ho le competenze per giudicare, ma semplicemente non è un politico, e la politica si fa con i politici, non con i tecnici, i tecnici servono a supporto dei politici. I governi tecnici non tutelano le classi sociali, non guardano in faccia a nulla se non ai numeri, o comunque danno la priorità a quello, ma la scelta di stanziare 2 miliardi in più per le armi invece che destinarli alla scuola, optare per la flat tax invece di un’aliquota progressiva, investire in sanità pubblica invece che sovvenzionare quella privata, sono scelte politiche non tecniche, i conti possono quadrare sia in un modo che nell’altro, sta alla politica scegliere in che direzione andare.
