Sport: Meloni, Letta e le Devianze

Sport: Meloni, Letta e le Devianze

Premetto che queste mie riflessioni non vogliono essere una giustificazione nei confronti di un partito o di un altro ma semplicemente un’analisi di una comunicazione che non costruisce un dialogo sulla base dei messaggi che step by step gli attori si scambiano, ma semplicemente sbandiera il proprio pensiero, e troppo spesso slogan, a prescindere dal contenuto del messaggio dell’interlocutore.

Cos’è successo

Siamo in campagna elettorale e ogni giorno Giorgia Meloni (ma anche gli altri leader) pubblica su Twitter un video-pillola su una tematica, nel caso in questione la tematica è: vogliamo incentivare lo sport.

Video Giorgia Meloni sport e devianze giovanili

Nel video Giorgia Meloni dice testualmente:

“Lo sport sarà anche per noi un centro di investimento strategico. Istituendo il diritto allo sport garantiremo la possibilità a tutti ragazzi di mettere a frutto il loro talento sportivo. Istituiremo borse di studio per meriti sportivi, perché quanti nuovi Francesco Totti, quanti piccoli Yuri Chechi, quanti fratelli Abbagnale ci siamo persi in questi anni semplicemente perché non abbiamo dato loro la possibilità di fare sport. E quanti di loro magari sono finiti per essere inghiottiti dalle devianze che affliggono i nostri ragazzi quando vengono lasciati soli. Investire sui giovani significa investire sul futuro, coltivare il talento, combattere le droghe, le devianze, crescere generazioni di nuovi italiani sani e determinati, carichi di quei valori che solo lo sport può dare.”

A questo punto Letta risponde ricondividendo un video di Mauro Berruto, responsabile sport del PD ed ex CT della nazionale di pallavolo, per poi twittare il giorno dopo un “Io lo penso e lo dico, #VivaLeDevianze.”

Tweet #vivaledevianze Enrico Letta PD

Per controbattere al tweet di Letta, nonché al polverone che nel frattempo si è sollevato, FDI fa un post in cui vengono elencate le devianze giovanili inserendo erroneamente termini che devianze non sono

Tweet eliminato Meloni Fratelli D'Italia Devianze giovanili

e tenta di far passare il messaggio “queste sono le devianze, cose brutte che fanno stare male e che vogliamo combattere, mentre il PD le chiede a gran voce. Ergo? Il PD vi augura tutti questi mali mentre noi vi salveremo dagli stessi”.

Mezz’ora dopo FDI cancella il post per ripubblicarlo identico ma con l’elenco modificato: sostituisce “anoressia” e “obesità” con “disturbi alimentari”.

Tweet Meloni Fratelli D'Italia Devianze giovanili disturbi alimentari

Alla fine anche questo tweet viene cancellato perché contenente, evidentemente, degli errori.

Per rispondere alle accuse e alle polemiche, sia sulla questione devianze sia su un’altra questione, quella di un caso di stupro a Piacenza (non oggetto di questo articolo), Giorgia Meloni pubblica un altro video.

Faccio notare che in entrambi i suoi video Giorgia Meloni non utilizza termini come anoressia, obesità ecc… attorno ai quali è scoppiata la polemica.

Osservazioni

Qualche osservazione sull’accaduto:

  • Il post sicuramente non è stato fatto da Giorgia Meloni di suo pugno – sembra ci siano in tutto sette persone che lavorano alla comunicazione – e sicuramente c’è stato un errore grave nella stesura di quell’elenco, tant’è che il post è stato eliminato. Da quello che ho letto pare però che ogni contenuto pubblicato debba avere l’approvazione di Giorgia prima di essere spedito nel web. Vista la mole di materiale che viene postato ogni giorno questa metodologia mi sembra difficilmente applicabile su tutti i contenuti, ma potrei sbagliarmi. Nel qual caso prima il responsabile della comunicazione, tale Tommaso Longobardi, e poi Giorgia Meloni, hanno peccato di superficialità nell’utilizzo della terminologia; mi verrebbe comunque da dire più Longobardi che la Meloni, che durante la revisione mi immagino si concentri più sul messaggio globale che nell’analisi delle singole parole (a meno che non ci siano errori in merito a tematiche in cui lei è competente).
  • Concordo con chi chiede pubbliche scuse a riguardo, in questi casi basterebbe un “c’è stato un errore, ci scusiamo siamo mortificati”, ma non accadrà mai perché, specialmente in campagna elettorale, i danni probabilmente sarebbero maggiori dei benefici dal punto di vista della comunicazione e del consenso, ovvero tutti se ne approfitterebbero e si accanirebbero ancora di più su chi si è scusato invece di apprezzare e accogliere le scuse. Il “siamo umani e possiamo sbagliare” in certe situazioni non vale.
    Alla domanda: se si scusassero finirebbe davvero così? Non posso rispondere, non lo sapremo mai finché qualcuno non avrà il coraggio di farlo (se qualcuno in passato lo ha fatto fatemelo sapere così abbiamo un precedente da analizzare).
  • Qualcuno pensa davvero che Giorgia Meloni pensi che anoressia e obesità ecc… siano devianze? E’ davvero quello il punto centrale del discorso? O è il gioco delle parti per creare contenuti? La questione non credo sia “la Meloni pensa che anoressia e obesità siano devianze” quanto piuttosto “la comunicazione della Meloni è pessima”, oppure, “i contenuti della Meloni sono fatti unicamente per parlare alla pancia delle persone senza stimolare un sano dibattito”, oppure, entrando nel merito del contenuto del video, “la Meloni vuole la gloria sportiva della nazione Italia come ai tempi di Mussolini” (il che può essere assolutamente vero, così come vogliono la gloria tutti gli altri stati, e in particolare USA e Cina, vedi paragrafo sotto).
    Detto ciò magari la Meloni pensa davvero certe cose, anche qui, non lo sapremo mai, specialmente dopo quanto successo. Magari le pensava perché non conosceva molto bene la differenza tra i termini “devianza”, “disagio”, “patologie”, “disturbi” ecc… Io stesso ho dovuto spendere un bel po’ di tempo per entrare nel merito, e tutt’ora le idee non sono chiarissime al 100%. Si potrebbe obiettare “sì ma tu non stai correndo per essere eletto primo ministro d’Italia”, vero, ed è per questo motivo che in queste situazioni c’è un team dedicato alla comunicazione, e quindi mi tocca di nuovo tirare in ballo l’entourage di Giorgia Meloni.

In generale l’impressione è che su Twitter Giorgia Meloni utilizzi post aggressivi, e in questo caso la sua aggressività l’ha portata a “farla fuori dal vaso”. Ma è un problema di strategia generale, che viene adottata perché ahimè, purtroppo, pare che funzioni (nel senso che dà risultati quando poi si vanno a guardare i numeri). La stessa cosa succedeva a Luca Morisi quando gestiva i social di Salvini.

La risposta di Letta e da dove arriva il concetto di devianze

Probabilmente è stato solo un errore di terminologia, grave, preso però al balzo da Letta (non da lui in persona probabilmente, ma dal suo team) per ribattere totalmente allacazzodicane (scusate il francesismo) con un #vivaledevianze. Concetto che in realtà ha un suo senso e una sua logica, ma che non è stato argomentato e che ha avuto l’effetto di spostare il focus dall’errore di comunicazione della Meloni e dal messaggio che stava trasmettendo.

Perché l’# di Letta ha un senso?

La devianza nasce dal concetto di non uniformarsi alle regole, di non omologarsi. In generale le devianze non devono essere per forza legate a regole giuridiche ma possono essere deviazioni per esempio da norme religiose, piuttosto che etiche, morali e sociali. Inoltre cambiano nello spazio e nel tempo, a seconda dell’area geografica in cui ci si trova e a seconda del periodo storico, uno stesso comportamento può essere considerato deviante oppure no.

A questo punto ci sono due vie: ci si può non omologare prendendo una strada che reca danno a noi e ai soggetti che convivono con noi nella società; oppure ci si può non omologare prendendo una strada innovativa, con una visione diversa, portatrice di valore.

Nella mia vita mi è capitato spesso di sentirmi “deviato”, di comportarmi diversamente, di sentirmi un po’ diverso, e troppo spesso la società in cui vivo non mi è apparsa entusiasta, nelle persone attorno a me non ho visto euforia. Perché la devianza, e la diversità in generale, ci spaventa, e per questo può essere legata a isolamento e solitudine. “E’ percepita come minaccia per la collettività e per neutralizzarla vengono messi in atto meccanismi di prevenzione, repressione e punizione.”.

Se pensiamo che l’omosessualità è citata come qualcosa che è stato considerato come deviante ci accorgiamo che il termine racchiude sotto il suo ombrello una grande varietà di comportamenti.

Emile Durkheim afferma che la devianza è una cosa normale all’interno della società, normale nel senso che si verifica in tutte le società, perché non può esserci una società nella quale “gli individui non divergano più o meno dal tipo collettivo”

Può quindi verificarsi che il deviante spinga sui confini morali per allargarli generando un mutamento sociale: “Quante volte, infatti, il reato non è altro che un’anticipazione della morale futura, il primo passo verso ciò che sarà!”

Marco Cappato, per fare un esempio recente, disobbedisce alle regole per portare avanti una battaglia in cui crede. La devianza è un concetto relativo, dipende dal punto di vista da cui la si osserva.

Mi ricorda un po’ il film “Divergent”. Deviante e divergente possono essere considerati sinonimi? Chi lo sa.

E’ probabilmente su questo piano che Letta, o meglio il suo team di comunicazione, voleva spostare l’attenzione, sul fatto che la devianza possa essere vista come diversità che dà valore aggiunto. Ahimè, i risultati non sono stati esilaranti.

Ma nella polemica dei nostri giorni il termine devianza non è stato preso in considerazione con questo significato, più generale e neutro, quanto piuttosto per richiamare quei comportamenti dannosi per l’individuo, e per la collettività, indice di un malessere interiore.

Dal punto di vista della comunicazione è interessante notare come l’uso del termine “devianza” ha portato a fraintendimenti, non ha fatto passare il messaggio in maniera inequivocabile ed è stato per certi versi un pretesto per gli avversari per sferrare il loro attacco, cercavano un occasione e l’hanno trovata.

“Devianza” è una parola che ha una storia molto articolata e complessa in sociologia, rappresentante un fenomeno oggetto di svariati studi e teorie che analizzano dinamiche sociali alla ricerca di soluzioni, o alla ricerca quantomeno di una miglior gestione dei problemi. Se, nel video, Giorgia Meloni avesse utilizzato il termine “disagio” avremmo avuto un esito diverso? Più efficace e senza possibili fraintendimenti e strumentalizzazioni?

Aggiungo un paio di osservazioni che trovo interessanti sul tema:

  1. “La devianza non è una dimensione patologica della società, perché è la stessa società a crearla (attraverso le pratiche di etichettamento)” – H.S. Becher, E.M. Lemert, J.I.Kitsuse, E. Goffman
  2. La devianza rafforza l’unità della collettività, la quale si mobilita per combattere la devianza rafforzando la morale che la caratterizza (un aspetto positivo, che non avevo considerato).

Lettura del messaggio di Giorgia Meloni e la risposta di Mauro Berruto

Riascoltando e analizzando le parole di Giorgia Meloni la mia mente compie istintivamente un’associazione con un sentimento di mussoliniana memoria, ma mi domando: accade perché le parole sono pronunciate dalla Meloni? Se le avesse pronunciate qualcun altro la mia mente farebbe la stessa associazione?

Sognare una nazione con atleti forti, capaci di vincere medaglie e raggiungere prestigiosi traguardi è un po’ quello a cui ambiscono tutti, e in particolare, a mio avviso, Stati Uniti e Cina, che con il Duce condividono le manie di grandezza, una volta territoriali e ora divenute economico-finanziarie. Alle Olimpiadi tutte le nazioni desiderano vedersi al primo posto nel medagliere, da questo punto di vista la Meloni ha tradotto a parole un sentimento già presente in altri stati, il problema è il retaggio culturale che si porta dietro e all’interno del quale le sue affermazioni vengono calate.

Sicuramente questo aspetto l’ha colto Mauro Berruto, che le risponde con un video.

Video Marco Berruto su devianze e sport

Berruto evidenzia come la Meloni metta l’accento sul valorizzare i talenti nello sport con borse di studio, auspicando l’arrivo di nuovi Totti e Yuri Chechi; mette in risalto il fatto che Giorgia Meloni voglia favorire la pratica dello sport a chi ha un potenziale altissimo e può garantire trofei e prestigio per il futuro, cogliendo al balzo l’occasione per dire invece che l’approccio del PD è diverso, che “lo sport deve essere per tutti, non solo per i fenomeni”, perché se davvero lo sport ha un ruolo pedagogico importante allora è fondamentale che l’accesso sia garantito a tutti.

Poi probabilmente la verità è che sono parole da campagna elettorale, e quindi mi domando: nei fatti le dinamiche nelle istituzioni sportive saranno pressoché le stesse sia con una forza politica al governo che con l’altra? A onor del vero il PD al governo c’è già stato, questa cosa non possiamo dirla fino a che FDI non sale ai posti di comando.

Ma il punto che volevo far notare è il taglio comunicativo che viene dato da una parte e dall’altra e il fatto che Berruto risponde sul contenuto del video di Giorgia Meloni, risponde nel merito.

Conclusioni

E’ importante capire che c’è uno scarto tra la realtà e quello che viene comunicato, e questo scarto diventa incredibilmente più grande in campagna elettorale, dove i toni vengono esasperati per la ricerca di consenso.

Su piattaforme come Twitter, Instagram e TikTok (dove al momento è presente solo Giuseppe Conte), caratterizzate da contenuti di breve durata e da un’alta velocità di fruizione, le persone apprezzano post fatti di slogan, veloci, che non entrano troppo nel merito delle questioni, perché l’attenzione degli utenti è molto bassa, perchè vengono attivati maggiormente da messaggi forti ecc… Di conseguenza tra due contenuti, uno più articolato e uno più semplicistico, se performa meglio il secondo la volta successiva sarà quella tipologia a essere preferita alle altre, innescando così un circolo vizioso che porta alla creazione di un ambiente culturalmente povero e forse, mi viene da dire, non adatto all’informazione.

Se la popolazione fosse consapevole e cosciente delle dinamiche comunicative le riconoscerebbe e le denigrerebbe invece che esserne attratta, per di più premiandole con like, nuovi follow e condivisioni. E non attecchendo, certi comportamenti comunicativi verrebbero smorzati e modificati innescando così un circolo, questa volta, virtuoso.

Ma nella maggior parte degli individui si confondono gli annunci con le intenzioni, le promesse con i fatti; e la tendenza di certi articoli, post e profili che vogliono sensibilizzare su queste tematiche, giustamente, è quella di approfittare di qualunque occasione per poter esprimere il proprio pensiero evidenziando come l’altro sia sulla posizione diametralmente opposta. Il problema è che ciò avviene senza però rispondere all’avversario nel merito del messaggio che ha trasmesso ma prendendo qualunque sua parola e/o errore come pretesto per portare avanti uno screditamento che però in quel momento è sconnesso con quanto comunicato.

Si dovrebbe fare attenzione a non cadere nella trappola della comunicazione stile campagna elettorale, cosa che quotidianamente accade per lo stesso motivo per cui questa modalità viene utilizzata per esempio dai partiti: per la ricerca, non di consenso in questo caso, ma di like e condivisioni. Ma se questo metodo comunicativo non è virtuoso quando utilizzato dai politici non è che lo diventa quando l’adottiamo noi, giustificandoci magari perché portatori di una verità e virtù superiore.

Per di più in questo modo non ci si rende conto che si sta alimentando quell’attitudine delle persone a voler sbandierare parole, principi e slogan contro qualcuno o qualcosa senza però rendersi conto per quale motivo e per reazione a che cosa lo si sta facendo, e senza ragionare e riflettere sui messaggi che i vari attori hanno la volontà di trasmettere. Ma mi rendo conto che nella battaglia sui social i numeri contano, e se certe modalità sono più efficaci di altre difficilmente verranno abbandonate.

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