Why actors get paid more than actresses
Ho cercato su Google e il primo articolo che mi è apparso, al 1° posto della 1° pagina di Google, roba che per arrivarci ci sono persone e aziende che venderebbero un loro rene, o la loro madre, o il rene della loro madre, è una pagina di Quora, che credo sia un sito tipo Yahoo answer, in cui un ragazzo esprimeva 4 anni fa il seguente concetto:
Gli uomini sono quelli che fanno tutto il lavoro sporco, che si sbattono e si fanno in 4 per conquistare la ragazza, per rischiare la loro vita per lei, ed è quello che le persone vogliono vedere; in aggiunta nessun uomo vuole sentirsi meno virile e nessuna donna vuole un uomo debole e “pussy”, è la natura umana; se una donna respinge un uomo tutti noi vogliamo vedere come farà a conquistarla mentre se succede a una donna tutti noi diciamo “lascia perdere, non ne vale la pena, non chiederglielo una seconda volta perchè non ti merita”; non puoi cambiare le regole di una love story e se lo fai finisci per scrivere un film comico.
La mia prima reazione dopo aver letto il suo punto di vista è stata di indignazione, ho pensato che nel 2018 fosse assurdo formulare un concetto così discriminatorio. Poi ho portato l’opinione di questo ragazzo in trasmissione, puntata 30 di Ciniforum che potete rivedere qui, e Alice si è trovata per certi versi d’accordo con lui; in effetti, diceva, viviamo in una società così patriarcale che questo tipo di pensiero si è ormai inconsciamente incancrenito dentro di noi, ed è compito di tutti, ma in particolar modo alle nuove generazioni, cambiarlo.
La mia reazione riflette forse una debole presa di coscienza di un meccanismo così radicato?
Dopo aver esplorato la pagina di Quora sopra citata ho proseguito la mia indagine alla ricerca di un po’ di dati, per evitare di farmi travolgere dalle impressioni e dalle opinioni delle migliaia di persone che scrivono di questo tema sul web, e sono finito in un paio di siti interessanti che raccolgono e rielaborano dati sulla disparità di genere, ma non solo, nel mondo del cinema.
USC Annenberg – School for communication and journalism
Concentrandomi solo sul tema della discriminazione di genere (femminile) si può dire che dal 2007 a oggi c’è stato un aumento della rappresentazione femminile nei ruoli da protagonista o co-protagonista: tra i 100 film con maggior incasso del 2007 solo il 20% dei ruoli da protagonista o co-protagonista erano femminili, mentre nel 2021 sono saliti al 41%.
Across the 100 top-grossing films of 2021, 41% of movies had a female lead/co-lead, a rebound from 36% in 2020 and slightly below the peak of 43% in 2019.
2021 demonstrates the progress made since 2007, when the percentage of films with a female lead/co-lead was 20%.
Durante questi anni l’andamento non è stato sempre in crescita: per esempio nel 2013 ci si è arrestati al 15% e nel 2014 al 21%.
21 of the 100 top-grossing films of 2014 featured a female lead or co-lead.
100 highest-grossing movies of 2013, only 15 featured women as their central protagonists.
Tuttavia la percentuale di female speaking characters – che tradurrei con attrici aventi un ruolo con battute? Sì lo so fa schifo come traduzione – fino al 2019 è rimasta pressochè costante intorno al 30%. In generale c’è quindi una prevalenza di personaggi maschili.
Provando a pensare alle cause mi sono venute in mente due cose:
- Gli sceneggiatori e i registi sono prevalentemente uomini, e per quanto in linea generale questo non debba per forza ripercuotersi nella deduzione “i maschi scrivono storie con ruoli in gran parte maschili”, è probabile che ciò si ripercuota sui personaggi dei racconti che finiscono sul grande e piccolo schermo.
- I produttori sono prevalentemente uomini, e per quanto in linea generale questo non debba per forza ripercuotersi nella deduzione “i maschi producono film con ruoli in gran parte maschili…
Insomma il settore cinematografico è a maggioranza maschile e questo influisce su tutti i processi, creativi e non, e sulle decisioni che vengono prese. A conti fatti lo spettatore tende a vedere storie raccontate da un punto di vista maschile.
C’è poi anche da considerare la questione culturale, a Bollywood per esempio la cultura e la società è molto diversa rispetto a quella Occidentale che a sua volta si differenzia, seppur in misura minore, tra Europa e USA. La cosa migliore sarebbe quindi quella di analizzare i vari mercati separatamente.
Ma cosa succede nella fase di contrattazione? Gli agenti degli attori più famosi e le varie case di produzione cosa si dicono? In che modo trattano? Chi parla con chi per dirsi che cosa? Come cominciano la discussione?
Ho trovato un paio di articoli interessanti e alcuni casi che possono dare un’idea delle dinamiche presenti dietro le quinte.
Nel 2014 un attacco hacker ha reso pubbliche molte mail e conversazioni all’interno di Sony e si è scoperto che per esempio per il film del 2013 American Hustle, Jennifer Lawrence e Amy Adams hanno pattuito come parte del proprio compenso il 7% dei profitti mentre i protagonisti maschili, Bradley Cooper, Christian Bale e Jeremy Renner, il 9%.
Dopo aver letto le mail Jennifer Lawrence in un’intervista ha detto di considerarsi meno brava dei suoi colleghi maschi nel contrattare e ha anche aggiunto che per le donne è più difficile negoziare un compenso più alto perché si rischia di sembrare difficult o spoiled, confessando che in lei è prevalso il desiderio di essere ben vista e di essere considerata come una persona che non crea troppi problemi piuttosto che rischiare di non piacere chiedendo più soldi . Ha poi concluso dicendo che prendeva già molto da altri lavori e franchising, quindi la cifra raggiunta le era parsa più che dignitosa. Quando poi sono trapelate le mail e ha scoperto la differenza di trattamento, si è resa conto che forse i suoi colleghi, al contrario di lei, non si erano fatti certi problemi.
Ragionando sul tema avevo pensato ad una differenza caratteriale e di approccio come una delle possibili cause, e continuando a navigare nel web ho trovato conferma in un’intervista a Cosmopolitan del 2016 – forse solo perché si trova quello che si cerca? – in cui un’agente donna, rimasta anonima, che rappresenta attori e attrici molto conosciuti/e, raccontava di una tendenza da parte delle donne a seguire i consigli dei loro agenti e legali, di un’attitudine al compromesso, se così possiamo definirla, che negli uomini sembra essere meno presente.
I think that women are actually more likely to listen to their advisers; women are more likely to follow what their agents and managers and lawyers are telling them, rather than [dissent]. Sometimes the men are like, “Nope, I want $2 million for this movie. I’m not doing it at a penny less than that.” And that’s it. Versus some negotiations where it’s like, “Look, I know you wanted $2 million. They’re at a million and a half. This will go away if we say no. You can say no on principle or not. We think you should do this movie.” I think a woman is more likely to be like, “OK, I’ll do that.”
Riprendendo poi le parole di Jennifer Lawrence ha messo l’accento sul fatto che quel 7% non è frutto di una cattiva negoziazione, anche perché, afferma, non è lei a negoziare direttamente, ma altre persone, per la maggior parte, se non tutte, uomini. Secondo lei il problema sta nel fatto che un’attrice è meno riconosciuta: un Leonardo di Caprio non si può sostituire mentre una Jennifer Lawrence probabilmente sì.
Se da un lato questo può essere vero dall’altro lato è anche vero che a detta della Lawrence c’è stata una tendenza a monte da parte sua a non spingere troppo la negoziazione a causa di alcuni suoi pensieri personali, generati e alimentati probabilmente dalla società e dall’ambiente in cui vive ed è cresciuta – motivo per il quale il problema della disparità di genere ha radici culturali -.
Da parte mia non noto uno sbilanciamento a favore di film in cui i protagonisti sono figure maschili, sono incuriosito da film in cui il protagonista è Leonardo di Caprio ma anche da altri in cui la protagonista è per esempio Charlize Theron – per citare un’attrice che mi piace particolarmente -; è vero tuttavia che la maggioranza ha spesso comportamenti che differiscono dai miei.
Nell’immaginario collettivo c’è forse una tendenza generale a idolatrare maggiormente l’attore invece che l’attrice? In ambito cinematografico gli uomini hanno una capacità attrattiva maggiore? Nel mondo della moda per esempio i ruoli sono ribaltati, perché nell’immaginario collettivo è la modella il simbolo della categoria, mentre i modelli sono meno “adorati”. Tutti ci ricordiamo svariati nomi di modelle ma se dovessimo stilarne qualcuno maschile saremmo in crisi.
Visto così lo scenario si presenta come un classico stereotipo della società moderna: da un lato le “groupies” che urlano per i loro idoli maschili, gli attori in questo caso, e dall’altro gli uomini che si eccitano per le modelle femminili. È ovviamente uno scenario volutamente estremista, la realtà non è questa, però potrebbe essere una tendenza, un tratto distintivo.
A proposito di Charlize un altro caso interessante, che si ricollega alla vicenda di Jennifer Lawrence, è la sua trattativa per il ruolo di co-protagonista nel sequel di “Snow White and The Huntsman”, dove inizialmente le è stato offerto molto meno rispetto a Chris Hemsworth (the Huntsman). L’attrice di origini sudafricane ha poi richiesto che il suo compenso fosse equiparato a quello di Chris e la sua controfferta è stata accettata senza resistenze. A riguardo ha aggiunto che forse l’unica cosa che le donne devono fare è quella di non avere paura di avanzare le loro richieste.
E’ pur vero però che in partenza l’offerta era squilibrata, sintomo che la tendenza ad una discriminazione di genere è presente. Probabilmente c’è la consapevolezza che nella contrattazione si può tirare di più quando si tratta con le attrici, per questioni di mercato o per tradizioni e dinamiche incancrenite da secoli. Aggiungo, che se le trattative sono portate avanti per la maggior parte da uomini è probabile che certi meccanismi inconsci di “potere” e di “superiorità” dell’uomo sulla donna, che hanno origini ancestrali, la facciano da padrone e influenzino l’esito della contrattazione.
Da un lato bisogna crescere ragazze che non abbiano paura di far sentire la propria voce, capaci di porre le proprie condizioni, dall’altro bisogna educare i ragazzi al rispetto e all’ascolto, evitando di far emergere prevaricazione e sentimenti di dominio e superiorità sul genere femminile.
E se posso, io preferirei lavorare in ambienti in cui ci sia un bilanciamento tra maschi e femmine, giusto per evitare di uscire fuori di testa 🙂
Il tutto al netto ovviamente delle doti, della volontà e delle aspirazioni di ciascuno.
